La Grande Onda di Kanagawa di Katsushika Hokusai

Roberta Gulotta • 2 aprile 2026

La "Grande Onda" di Hokusai è stata una rivoluzione tecnologica oltre che artistica.

La "Grande Onda" non è un dipinto unico, ma una xilografia: un'opera stampata a mano partendo da matrici di legno scolpite. Per ogni colore che si vede nell'opera (il blu profondo, l'azzurro chiaro, il grigio ed il rosa del cielo) è stato necessario incidere una tavoletta di legno diversa e inchiostrarla alla perfezione. Un lavoro di precisione millimetrica! 

Un piccolo Grande capolavoro giunto sino a noi.
E' stata una rivoluzione tecnologica oltre che artistica.

​Visitando la mostra a Palazzo Bonaparte, scoprirete che questo capolavoro deve il suo successo a un colore speciale: il Blu di Prussia. All'epoca era un pigmento sintetico d'avanguardia arrivato dall'Europa, che permise a Hokusai di ottenere sfumature di una profondità mai vista prima.

​E se si guarda bene ... l'onda, che in apparenza potrebbe sembrare un mostro marino, è una massa d'acqua catturata con una velocità quasi fotografica, decenni prima dell'invenzione della fotografia moderna.

​Un pezzo di storia che ha cambiato per sempre l'arte occidentale (influenzando persino Van Gogh!).

Il "Photoshop" dell'Ottocento:
Come nasceva l'Onda ?

​Hokusai non prendeva semplicemente un pennello e dipingeva sulla carta. Il processo era una sfida di una precisione incredibile:

​L'incisione:
Per ogni singolo colore che si vede nell'opera (il blu scuro, l'azzurro, il grigio ed il rosa pallido del cielo), un artigiano doveva scolpire una lastra di legno di ciliegio diversa. Se ad esempio l'opera aveva 8 colori, servivano 8 lastre diverse.

​Il "Registro" perfetto:
La parte più difficile. Far combaciare tutto. Il foglio di carta veniva appoggiato su ogni lastra una dopo l'altra. Se si sbagliava  anche solo di un millimetro, il colore usciva dai bordi e si doveva buttare tutto.

​L'effetto sfumato (Bokashi):
quelle bellissime sfumature nel cielo o nell'acqua. Non esistevano rulli: l'artigiano doveva bagnare il legno, stendere il pigmento con un pennello e dosare la pressione a mano per creare quella transizione morbida.

​
Una curiosità nella curiosità:
Hokusai era il disegnatore, ma per finire l'opera servivano un incisore (che scolpiva il legno) e uno stampatore (che passava il colore). Era un vero lavoro di squadra.

​La precisione quasi maniacale era ciò che rendeva le stampe esposte così nitide e vibranti ancora oggi, dopo quasi due secoli.


La mostra "Hokusai. Il grande maestro dell’arte giapponese" a Palazzo Bonaparte (aperta dal 27 marzo al 29 giugno 2026) è un evento davvero imperdibile, con oltre 200 opere provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia.

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