Keith Haring genio della street art e della cultura pop anni '80 a Roma

A Palazzo Braschi una grande retrospettiva.
Dalla metropolitana di New York al cuore della Capitale, una spettacolare mostra evento.
La street art che ha rivoluzionato la New York degli anni '80 entra nelle sale barocche del Museo di Roma a Palazzo Braschi. È stata presentata oggi in conferenza stampa la grande mostra retrospettiva dedicata a Keith Haring, un appuntamento culturale di rilievo internazionale che promette di ridefinire il legame tra la Capitale e uno dei geni più iconici del Novecento.
All’incontro con i giornalisti erano presenti l'Assessore alla Cultura di Roma Capitale
Massimiliano Smeriglio, la direttrice della Direzione Musei Civici
Ilaria Miarelli Mariani, i curatori
Kaoru Yanase e
Claudio Zambianchi, e il presidente di MondoMostre
Tommaso Radelli.
La filosofia del segno: l'arte come bene comune.
L'esposizione celebra non solo l'estetica, ma soprattutto la profonda filosofia di Keith Haring. L'artista ha sempre rifiutato l'idea di un'arte d'élite, chiusa nei circuiti commerciali tradizionali. Il suo motto, "Art is for everybody" (L'arte è per tutti), si rifletteva nella scelta di utilizzare la strada, i muri delle città e le banchine della metropolitana come tele bianche.
Attraverso un linguaggio universale fatto di linee spesse e simboli immediati, Haring ha saputo parlare a chiunque, dai bambini ai critici d'arte. Dietro l'apparente solarità dei suoi colori e il ritmo quasi musicale delle sue composizioni, si cela però un forte attivismo politico e sociale. Le sue opere sono gridi di denuncia contro il razzismo, l'apartheid, la minaccia nucleare e l'indifferenza della società di fronte all'epidemia di AIDS, che lo avrebbe colpito a soli 31 anni.
Il legame speciale con l'Italia.
La mostra romana mette in luce anche il profondo e affettuoso rapporto che legava
Haring
all'Italia. Un dialogo iniziato negli anni '80 con le sue prime incursioni e culminato nel 1989 con la nascita di Tuttomondo, il monumentale murale dipinto sulla parete della chiesa di Sant'Antonio Abate a Pisa, concepito come un inno alla pace universale e all'armonia.
Il paradosso romano di Keith Haring.
Il legame tra Keith Haring e Roma è stato un intreccio di amore viscerale tanto intenso quanto effimero. Nel
1984, l'artista newyorkese scelse i muri della Capitale come tela pubblica, lasciando il suo segno inconfondibile sui pannelli del
Palazzo delle Esposizioni
e sulle
banchine del Tevere. Opere nate libere ma svanite troppo presto, cancellate dal tempo e da una burocrazia cittadina che allora non ne comprese il valore. Oggi, quell'eredità perduta ritorna simbolicamente a casa attraverso la grande mostra al
Museo di Roma a Palazzo Braschi.
Questa rassegna rappresenta un ideale ritorno a Roma, una città che con la sua storia millenaria e la sua vibrante scena urbana ha sempre affascinato l'artista americano.
Cosa attende il visitatore:
tra icone immortali e sorprese pop.
Il pubblico che varcherà la soglia di
Palazzo Braschi
si troverà immerso in un percorso espositivo ricco, dinamico e pieno di sorprese scenografiche, pensato per far vivere in prima persona l'universo di
Haring.
In mostra si potranno ammirare da vicino le sue immagini più celebri, entrate stabilmente nell'immaginario collettivo globale: dal celeberrimo
cane che abbaia
al
bambino raggiante
(Radiant Baby), simbolo di energia vitale e speranza nel futuro, fino al suggestivo
ragazzo con le ali. Il percorso espositivo riserva inoltre una forte carica emotiva grazie alla presenza di una delle sue ultime, toccanti creazioni: il
trittico argentato
intitolato
The Life of Christ (La Vita di Cristo)
un'opera monumentale di intensa spiritualità realizzata poco prima della sua prematura scomparsa.
Ad attendere gli spettatori ci saranno inoltre:
- La ricostruzione della metropolitana di New York: una vera e propria sala immersiva che riproduce fedelmente l'atmosfera di una subway newyorkese degli anni '80, il "laboratorio sotterraneo" dove l'artista realizzava i suoi celebri ed estemporanei Subway Drawings in gesso bianco su carta nera.
- La sala al buio con opere illuminate: uno spazio ad alto impatto visivo dove i dipinti realizzati con pigmenti fluorescenti prendono vita sotto speciali luci d'atmosfera, ricreando le vibrazioni della Club Culture e delle storiche feste underground della Grande Mela.
- La splendida moto dipinta: tra i pezzi forti della mostra spicca una straordinaria motocicletta interamente decorata dall'artista con il suo inconfondibile tratto grafico, perfetto esempio di come Haring sapesse fondere l'arte con gli oggetti della vita quotidiana. Haring la dipinse durante il suo soggiorno a Roma nel 1984.
- Un nucleo imponente di capolavori: oltre 140 opere tra dipinti, sculture e stampe provenienti principalmente dalla prestigiosa Nakamura Keith Haring Collection, arricchite da video dell'epoca e testimonianze d'archivio.
La mostra non è solo una sfilata di capolavori, ma un'esperienza visiva ed emotiva totalizzante, capace di restituire la radiosa energia e l'urgenza creativa di un artista che ha colorato il mondo per lasciarlo un po' più libero.
"KEITH HARING".
Dal 6 ottobre 2026 al 11 aprile 2027
al Museo di Roma a Palazzo Braschi
Piazza di San Pantaleo n° 10, 00186 Roma
Informazioni
Tel. 060608










